CITTÀ DI CASTELLO – Un pallone, un campo da calcio e 44 giovani alle prese con una domanda tutt’altro che scontata: quanto può lo sport aiutare a superare barriere, differenze e difficoltà?
È stato questo il filo conduttore della mattinata vissuta allo Stadio Bernicchi dai 44 volontari del Servizio Civile Universale, in servizio dal 18 settembre nelle diverse sedi dei progetti promossi dalla Scuola di Arti e Mestieri “G.O. Bufalini”. Per loro una giornata di team building organizzata insieme a WeFootball, il progetto dell’associazione The Small Now APS, con la partecipazione di Ranieri Salvini, psicologo, educatore e autore del libro La via dello sport.
Un’esperienza che ha messo insieme sport, formazione e soprattutto una storia personale capace di parlare direttamente ai ragazzi.
Salvini, infatti, il calcio lo ha vissuto sulla propria pelle. Fiorentino, è cresciuto per nove anni nel settore giovanile della Fiorentina, condividendo il percorso con giocatori come Nicolò Zaniolo e Riccardo Sottil, prima di arrivare alla Primavera dell’Empoli. Poi gli infortuni hanno fermato il sogno di diventare calciatore professionista.
Ma quella che sembrava una porta chiusa si è trasformata nell’inizio di un’altra strada. Salvini si è laureato in psicologia di comunità e promozione del benessere, concentrando la propria formazione anche sugli interventi sportivi nei contesti di vulnerabilità.
Da lì sono arrivate esperienze in un campo profughi in Grecia, nelle favelas brasiliane e poi in Sudafrica. A Città del Capo è stato volontario del Servizio Civile Universale e, terminato il servizio, ha giocato con il Bazuka United, squadra della township di Lwandle. Da quell’esperienza è nato La via dello sport – Una storia nelle baraccopoli sudafricane, i cui proventi vengono destinati alla comunità di Lwandle.
Oggi Salvini lavora con WeFootball tra Kenya, Zambia e Sudafrica, utilizzando il calcio come strumento educativo e sociale. Dal 2015 i progetti di The Small Now APS hanno coinvolto oltre 15 mila bambini e giovani e formato più di 650 allenatori locali.
Al Bernicchi, però, non si è parlato soltanto di Africa. I volontari hanno sperimentato direttamente il valore dello stare insieme attraverso esercizi di squadra, confronto e gioco. L’obiettivo era capire come il calcio possa diventare un linguaggio comune, capace di allenare non soltanto il corpo, ma anche fiducia, ascolto, collaborazione e rispetto.
Per la Scuola Bufalini, questi momenti rappresentano una parte importante del percorso formativo dei volontari del Servizio Civile, indipendentemente dalla sede nella quale prestano servizio.
«Lo sport è una delle scuole più efficaci che conosciamo», sottolinea il direttore della Scuola Bufalini Marco Menichetti. «In campo si impara a rispettare le regole e gli altri, a gestire la fatica e a fidarsi dei compagni: sono le stesse competenze che servono per fare bene il Servizio Civile e per essere cittadini attivi».
E proprio la storia di Salvini, aggiunge Menichetti, rappresenta il messaggio più significativo per i giovani che stanno iniziando il loro anno di servizio: «Quando il calcio gli ha chiuso una porta, lo sport gli ha aperto una strada al servizio degli altri».
Un messaggio semplice, ma potente. Perché a volte lo sport non serve soltanto a vincere una partita. Serve a trovare una strada, anche quando quella che avevamo immaginato non esiste più.






