Pannacci (Forza Italia Giovani): «Ai giovani serve un motivo per restare in Umbria»

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Il segretario regionale di Forza Italia Giovani racconta il suo percorso politico e mette al centro lavoro, spopolamento, impresa e diritti civili: «Andarsene deve essere una scelta, non un obbligo»

Perché un ragazzo oggi decide di fare politica? E soprattutto, cosa può fare la politica per evitare che tanti giovani umbri, una volta terminati gli studi, siano costretti a cercare altrove il proprio futuro?

Sono alcune delle domande affrontate con Edoardo Pannacci, segretario regionale di Forza Italia Giovani Umbria, ospite di Valtiberina7. Un confronto che parte dal suo ingresso in politica, nel 2020, e arriva fino ai problemi che riguardano più da vicino la sua generazione: lavoro, impresa, fuga dei giovani, aree interne e diritti civili.

Edoardo, partiamo dall’inizio. Perché nel 2020 hai deciso di entrare in politica?

«Era appena finito il primo lockdown. Quel periodo, per tutti noi, è stato molto pesante, ma anche un momento nel quale abbiamo avuto tanto tempo per riflettere. Io venivo già dall’associazionismo studentesco e universitario e avevo avuto modo di collaborare con Andrea Romizi per alcune iniziative rivolte agli studenti. C’era una condivisione sia sul modo di amministrare Perugia sia su alcuni valori politici. A un certo punto ho capito che volevo provare a dare una mano anche direttamente in politica. Così sono entrato in Forza Italia».

Negli ultimi anni si vede però un ritorno dei giovani verso i partiti. Come li convinci a dedicare tempo alla politica?

«Secondo me bisogna dare loro un sogno nel quale credere. Sembra una frase grande, ma alla fine è così. In Umbria il sogno è poter costruire qui il proprio futuro. Studiare, lavorare, creare un’impresa, formare una famiglia e non essere obbligati ad andare via. Partire può essere anche una bellissima esperienza, ma deve essere una scelta. Il problema nasce quando te ne devi andare perché qui non trovi quello che cerchi».

E infatti la fuga dei giovani è probabilmente uno dei problemi più seri che ha questa regione.

«Per me è la battaglia principale. Quando perdi i giovani non hai soltanto un problema demografico. Hai un problema economico, sociale, perdi professionalità, idee, persone che potrebbero far crescere le imprese. I dati che abbiamo analizzato dicono che tra il 2002 e il 2024 circa 40mila persone hanno lasciato l’Umbria e la metà sono giovani tra i 18 e i 34 anni. Per una regione di queste dimensioni sono numeri molto importanti».

Però questo è un problema che sentiamo raccontare da anni. Dove bisogna intervenire davvero?

«Prima di tutto sull’economia. Noi abbiamo presentato una proposta per abbattere l’Irap alle imprese costituite da ragazzi under 35, attraverso la capogruppo in Regione Laura Pernazza. È una proposta sulla quale hanno lavorato anche i ragazzi di Forza Italia Giovani Terni e oggi è all’esame della commissione. Poi servono strumenti per accompagnare chi vuole aprire un’impresa: incubatori, acceleratori, un rapporto più stretto con l’Università. Non basta dire ai giovani “restate”. Devi metterli nelle condizioni di farlo».

L’Umbria, poi, sconta anche il problema dei collegamenti e delle aree interne.

«Sì, però proprio su questo possiamo provare a trasformare un limite in una possibilità. Oggi abbiamo lo smart working e abbiamo capito che non è necessario lavorare sempre nello stesso posto. Per questo parlo di ultradigitalizzazione. Se portiamo connessioni realmente efficienti nei nostri borghi, una persona può lavorare per un’azienda di Milano e vivere a Montone, Todi, Spello o in qualsiasi altro centro umbro. Questo può aiutare anche a ripopolare territori che negli ultimi anni hanno perso abitanti».

Il problema è anche che tanti giovani non votano più. Forse non credono più a quello che la politica promette.

«Questo è sicuramente un problema. Se per anni senti parlare di giovani, lavoro e futuro e poi nella vita concreta non cambia niente, è normale che a un certo punto smetti di crederci. Per questo servono poche proposte, ma concrete. La politica deve evitare di promettere qualsiasi cosa. Meglio dire chiaramente quello che si può fare e poi farlo davvero».

Tu sei molto impegnato anche sul tema dei diritti civili. In un centrodestra che ha sensibilità diverse, qual è la posizione di un giovane di Forza Italia?

«La mia posizione è molto chiara: sui diritti civili non si torna indietro. Le conquiste fatte non si toccano e, se possibile, bisogna andare avanti. Forza Italia è un partito liberale ed europeista e credo debba mantenere questa identità. Abbiamo iniziato a parlare anche di cittadinanza e penso che questi siano temi sui quali dobbiamo continuare a confrontarci».

Tu richiami spesso anche il tema dell’Europa e delle democrazie liberali.

«Per me oggi è una battaglia fondamentale. Le democrazie liberali sono sotto pressione e chi si riconosce in una cultura liberale, popolare e riformista deve difenderle. Vale per l’Europa, vale per l’Ucraina, vale per il rapporto con le autocrazie. Non possiamo far finta che quello che accade fuori dai nostri confini non ci riguardi».

Alla fine, quindi, come si riporta davvero un giovane alla politica?

«Dandogli spazio vero. Non chiamandolo solo quando c’è da fare una campagna elettorale o distribuire materiale. I giovani devono poter portare idee, assumersi responsabilità e anche dire cose diverse rispetto a chi ha più esperienza. Se la politica torna ad essere un luogo dove puoi incidere davvero, allora credo che molti ragazzi possano riavvicinarsi».

È da qui che parte, probabilmente, la sfida più complicata. Non soltanto convincere i giovani a votare, ma convincerli che vale ancora la pena impegnarsi. E, soprattutto, che costruire il proprio futuro in Umbria non debba diventare un’eccezione.

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