Nuova puntata di Valtiberina7, il podcast che racconta la Valtiberina umbra e toscana. Questa settimana il tema è la politica di Città di Castello, ospite il segretario cittadino della Lega Giorgio Baglioni: dalla bolletta Tari che ha sorpreso i tifernati, al gradimento in calo della presidente Proietti, fino agli allagamenti dopo le bombe d’acqua e al futuro del centrodestra in vista delle amministrative.
Partiamo dalla bolletta Tari appena recapitata: ci sono aumenti, e si si te li aspettavi?
«Qualcosa mi aspettavo, perché della situazione di Sogepu si parla da tempo. La maggioranza scarica sempre la colpa su Arera e sulle tariffe decise a livello superiore, ma intanto assistiamo a un botta e risposta tra amministrazione ed ex amministratori di Sogepu che genera solo confusione. Non si capisce se questa tariffa poteva essere davvero abbassata, se sono state seguite tutte le procedure necessarie. I cittadini percepiscono questa incertezza e sono preoccupati: dopo un anno di aggravi, un’altra mazzata di fine anno non è cosa da poco».
Allargando lo sguardo alla Regione, come giudichi l’operato della giunta Proietti a due anni dall’insediamento?
«Il bilancio non è positivo. L’aumento dell’Irpef, presentato come un investimento sulla famiglia, ad oggi non si è tradotto in nulla di concreto per i cittadini. Lo dimostrano i fatti: il gradimento della presidente Proietti è sceso al sedicesimo posto tra i governatori regionali, un calo vertiginoso dopo un anno di aumenti fiscali e una sanità che fa notizia per i troppi umbri costretti a curarsi fuori regione. Dopo meno di due anni di amministrazione ci ritroviamo in una situazione peggiore rispetto a due anni fa».
Restando a Città di Castello, le ultime bombe d’acqua hanno messo in difficoltà interi quartieri e parcheggi. Cosa hai visto sul campo?
«È un tema molto sentito dai tifernati. Si progetta in grande, ma poi la gente guarda quello che ha davanti casa: il parcheggio, la buca, l’erba non tagliata. Basta una pioggia un po’ più forte e alcune zone vanno subito in crisi. Un esempio su tutti: nella variante del Cassero sono stati realizzati nuovi parcheggi, giustamente, ma accanto ce n’è uno storico dove il giovedì e il sabato si svolge il mercato di frutta e verdura. Ogni volta che piove i commercianti sono costretti a smontare tutto perché l’acqua arriva alle caviglie. La manutenzione ordinaria, non solo i grandi progetti nell’anno prima delle elezioni, è quella che ripaga nel tempo. E non a caso per il prossimo anno sono già partiti gli asfalti in tutta Castello: la gente si aspetta un lavoro costante lungo tutti i cinque anni, non concentrato a ridosso del voto».
Anche le aree verdi, punto di ritrovo per famiglie e bambini, sembrano risentirne…
«Sì, e aggiungo un episodio preciso. Nel quartiere Madonna del Latte c’era da sempre un’area verde con porte da calcio e tavolini. L’amministrazione le ha tolte da un giorno all’altro per qualche lamentela, senza consultare nessuno. I residenti erano contrari e noi ci siamo attivati subito: dopo l’intervento del consigliere Valerio Mancini, il Comune ha deciso di reinstallare tutto. Risultato: soldi sprecati per rimontare attrezzature già esistenti, e la dimostrazione che si regolamenta un’area dopo che è scoppiata la polemica, non prima con un confronto vero col quartiere. Serve davvero l’interrogazione di un consigliere di opposizione per far fare manutenzione preventiva?».
Un’altra criticità sono i fossi e i fiumi di fango lungo le strade dopo i temporali. Di chi è la responsabilità?
«Qui c’è un continuo rimpallo: tratti di competenza comunale, tratti dove interviene l’Afor, e alla fine la carreggiata resta con una corsia chiusa per settimane. Al cittadino non interessa di chi sia la competenza, gli interessa che quel fosso venga ripristinato. Chi amministra ha il dovere di fare chiarezza ed essere tempestivo: se la competenza è definita, basta alzare il telefono e intervenire, non rimandare all’infinito. Sommati nell’arco di una consiliatura, questi ritardi diventano problemi enormi».
Tra un anno, più o meno, si torna al voto. È vero che avete già individuato un civico performante per la coalizione?
«La quadra nella coalizione l’abbiamo trovata a livello di segretari, ci incontriamo spesso e stiamo costruendo un bel percorso comune. Non mi sbilancio sui nomi, ma sul tavolo ci sono ipotesi importanti, sia civiche che politiche: entrambe le strade sono percorribili. Dobbiamo trovare il candidato più rappresentativo possibile, per il centrodestra ma anche per i tifernati, capace di portare avanti un progetto davvero alternativo a una maggioranza che in questi anni ha amministrato, passami il termine, in modo approssimativo su molti aspetti».
Girano voci di un nome che piacerebbe anche a sinistra…
«Un candidato realmente rappresentativo può intercettare anche un elettorato che non è prettamente di centrodestra. Alla fine contano il progetto e il programma, ma conta molto anche la persona».
Ultima domanda: c’è la possibilità di un ingresso di Futuro Nazionale in coalizione, e restano aperte anche le porte alle liste civiche?
«Siamo aperti a chiunque voglia sedersi attorno a un progetto alternativo a quello attuale. In Umbria, Futuro Nazionale non ci ha fatto perdere militanti né consensi. A livello cittadino siamo pronti ad accogliere altre forze in coalizione, purché si riconoscano nel nostro programma e presentino una lista completa. Saranno quattro o cinque temi condivisi a fare la differenza: se troviamo l’intesa su quelli, la quadra si trova; altrimenti ognuno gioca la propria partita».



