Dukes Sansepolcro, Caracchini e Butini: «Squadra giovane, tanta voglia di lavorare. Il primo obiettivo è salvarsi»

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Il coach della Serie C Toscana e il suo vice, impegnato anche con l’Under 15/17, raccontano la nuova stagione bianconera tra mercato, giovani, obiettivi e un campionato che si annuncia molto duro

Una squadra giovane, un campionato difficile e tanta voglia di costruire qualcosa che possa durare. I Dukes Sansepolcro ripartono da qui, con Giovanni Caracchini alla guida della Serie C Toscana e Alessandro Butini al suo fianco, vice della prima squadra ma anche allenatore del gruppo Under 15/17.

Due uomini di basket con percorsi diversi, ma con parecchi punti in comune. Entrambi conoscono bene questo territorio, entrambi sanno quanto sia importante lavorare sui giovani e soprattutto entrambi hanno ben chiaro che questa stagione andrà affrontata con grande equilibrio.

Con loro abbiamo parlato un po’ di tutto: mercato, obiettivi, settore giovanile, livello della Serie C Toscana e naturalmente di alcuni giocatori destinati ad avere un peso importante nella stagione bianconera.

Giovanni, partiamo da te. Prima esperienza a Sansepolcro: perché hai accettato?

«È stata una scelta abbastanza semplice. Vengo da tanti anni di basket, prima da giocatore e poi da allenatore. Ho giocato per molto tempo a Umbertide, poi Spoleto, Marsciano, Passignano, Città di Castello e infine sono tornato a casa. Quando ho smesso ho iniziato il percorso da allenatore, prima ad Assisi, poi di nuovo a Umbertide, quindi Marsciano. Quando è arrivata la chiamata di Sansepolcro l’ho accettata con grandissimo piacere. È una società vicina a casa, è nel mio territorio e soprattutto rappresenta la categoria più importante del basket maschile dell’Alta Valle del Tevere».

Alessandro, tu invece arrivi da Siena. Quando si parla di basket, lì si respira davvero qualcosa di particolare.

«Sì, assolutamente. Ho fatto le giovanili alla Mens Sana Siena, poi ho giocato a Colle Val d’Elsa in Serie C vincendo anche il campionato. Dopo ho deciso di fare un’esperienza in giro per l’Italia e sono stato in Basilicata, Puglia e Molise. Poi sono tornato in Toscana a Montevarchi, quindi sei anni a Umbertide e infine Sansepolcro. Qui ho anche chiuso la carriera da giocatore. Poi sono arrivati i corsi da allenatore e ho iniziato questo nuovo percorso».

Hai smesso tardi, però.

«Sì, a 48 anni. Forse ero già un po’ “vintage” per giocare», scherza Butini.

Giovanni, veniamo alla squadra. È cambiata parecchio. Che gruppo avete cercato di costruire?

«Abbiamo cercato di fare il meglio possibile con il budget che avevamo a disposizione. La scelta è stata quella di puntare su una squadra giovane, andando a prendere giocatori che magari non sono ancora arrivati al massimo del loro percorso ma che hanno tanta voglia di crescere. Sono arrivati Filippo Gauzzi, Yacouba Mizi Yabre, Matteo Aminti, Tommaso Fiorucci e Carlo Salonia. Quest’ultimo è un 2008 e ci darà una mano anche con l’Under 19. Abbiamo cercato soprattutto giocatori motivati».

Il gruppo ti piace?

«Molto. In queste settimane ho visto una squadra che ha tanta voglia di lavorare e che piano piano si sta unendo. È normale che ci sia ancora tanto da migliorare perché ci conosciamo da poco. Il precampionato non è stato eccezionale, anche per qualche problema fisico e qualche infortunio, ma sono cose che fanno parte del percorso».

L’obiettivo lo possiamo dire senza girarci troppo intorno?

«La salvezza. Speriamo tranquilla, naturalmente, ma l’obiettivo è quello. Ne abbiamo parlato subito con la società, con il presidente e con il direttore sportivo. È un campionato veramente tosto e dobbiamo esserne consapevoli».

Perché è così difficile questa Serie C?

«Perché ci sono tante squadre forti e roster importanti. Castelfiorentino, San Vincenzo, Agliana e Montevarchi sono formazioni che sulla carta hanno qualcosa in più. Montevarchi l’abbiamo affrontato anche in Coppa e mi ha fatto una bellissima impressione. Poi ci sono squadre come Val di Sieve, Sancat, Pino e le due di Livorno che possono essere più vicine al nostro livello. Però bisogna stare molto attenti, perché questo è un campionato dove gli equilibri possono cambiare in fretta».

Alessandro, tu lavori molto con i ragazzi più giovani. Come li hai visti?

«Alcuni li conosco già da due anni e la prima cosa che posso dire è che l’impegno non manca assolutamente. Dentro il campo danno il 110 per cento. Sono cresciuti tanto soprattutto dal punto di vista caratteriale. Prima magari sbagliavano un tiro o perdevano un pallone e tendevano ad abbattersi. Oggi reagiscono molto meglio. Fanno un errore e cercano subito di recuperare, magari con una difesa, una palla rubata, un tuffo. Da questo punto di vista sono migliorati tanto».

Il problema è che in Toscana il bacino di giocatori è molto più ampio rispetto all’Umbria.

«Sì, ed è un aspetto importante. In Toscana con trenta chilometri di macchina puoi trovare tantissime società, categorie diverse e tanti giocatori. Da noi è più complicato. Questo significa che magari una squadra che sulla carta può sembrare più debole inserisce uno o due giocatori e diventa immediatamente competitiva. Per questo bisogna affrontare tutte le partite con i piedi per terra».

Giovanni, ogni allenatore durante il mercato ha la sua famosa “lista della spesa”. Da uno a dieci quanto sei contento della squadra che hai?

«Dieci. Sono contentissimo di tutti i giocatori che sono arrivati. Sapevamo bene quale fosse il budget e abbiamo lavorato su quello. Avevamo bisogno di cinque giocatori e potevamo anche scegliere di prenderne due molto forti, ma poi probabilmente saremmo rimasti corti durante la stagione. Abbiamo preferito costruire una squadra più completa e io sono strafelice del gruppo che ho a disposizione».

Un capitolo a parte però lo merita Norman Hassan. Avere o non avere un giocatore così cambia parecchio.

«Norman è un giocatore la cui carriera parla da sola. Io lo conoscevo di vista, magari per qualche amichevole, ma non avevo mai lavorato direttamente con lui. Ho trovato un ragazzo eccezionale. Aiuta tantissimo i giovani, aiuta me, dà consigli a tutti ed è sempre disponibile. Non ha saltato praticamente niente della preparazione. È il giocatore più esperto che abbiamo e naturalmente nei possessi importanti è normale che la palla possa finire nelle sue mani».

Accanto a Hassan c’è poi Guglielmo Spillantini, che ormai rappresenta davvero tanto per i Dukes.

«Assolutamente. Io lo considero quasi un nuovo acquisto. Durante l’estate c’è stata anche la possibilità che potesse andare via. Ci ha pensato molto, ha valutato, ma alla fine ha deciso di restare. Credo che questo significhi anche credere nel progetto».

Alessandro, tu quella situazione l’hai vissuta da vicino.

«Sì. Ne abbiamo parlato. Gli ho detto una cosa molto semplice: se sei davvero convinto di andare, fallo, ma devi esserlo al cento per cento. Se invece hai anche un dubbio, pensaci bene, perché sai quello che lasci ma non sai quello che trovi. Alla fine ha scelto di restare».

E poi ci sono i ragazzi cresciuti dentro la società. Quanto conta riuscire a portarli fino alla Serie C?

«Conta tantissimo», sottolinea Caracchini. «Quando hai ragazzi come Lorenzo Casini o Tommaso Cascianini che partono dal settore giovanile e arrivano fino alla prima squadra vuol dire che tutto il lavoro fatto sotto ha un senso. Non è soltanto una questione economica. È una questione di appartenenza. Per un ragazzo che cresce con questa maglia arrivare ad esordire in Serie C è qualcosa di importante».

Ed è probabilmente proprio questo uno dei punti da cui ripartono i Dukes.

Nessuno vuole vendere sogni e nessuno nasconde le difficoltà di una stagione che si annuncia lunga e complicata. Ci saranno squadre più attrezzate, trasferte difficili e momenti nei quali servirà avere pazienza.

Ma Sansepolcro riparte da un gruppo giovane, dalla voglia di lavorare e da una società che continua a credere nel proprio vivaio.

La salvezza è il primo obiettivo. Poi, come sempre, sarà il campo a dire fin dove potranno arrivare questi Dukes.

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