Città di Castello, il centrodestra si ritrova unito: «Da oltre un anno lavoriamo insieme per dare un futuro alla città»

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Francesco Algieri Rignanese (Fratelli d’Italia), Tommaso Campagni (Forza Italia) e Giorgio Baglioni (Lega) ospiti di Cronache dal Palazzo. Incontri periodici, iniziative comuni e un programma da costruire partendo dai problemi del territorio. Sullo sfondo anche la prospettiva di aprire il confronto alle forze civiche che si riconoscono nei valori del centrodestra.

Per anni è stato uno dei problemi del centrodestra tifernate. Trovare un accordo, superare le divisioni, riuscire a presentarsi insieme davanti agli elettori. Non sempre è successo, anche quando le condizioni politiche sembravano favorevoli. Le elezioni comunali del 2021, con il centrodestra diviso, sono ancora un ricordo piuttosto vicino.

Oggi Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega sostengono di aver cambiato strada. E assicurano che non si tratta di un’intesa nata in vista delle prossime elezioni, ma di un rapporto costruito con pazienza, attraverso incontri periodici che vanno avanti da oltre un anno.

A parlarne negli studi di Cronache dal Palazzo sono stati Francesco Algieri Rignanese, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Tommaso Campagni, segretario comunale di Forza Italia e consigliere comunale, e Giorgio Baglioni, segretario della Lega Altotevere.

Tre esponenti di una generazione politica che si è assunta il compito di ricostruire un dialogo tra partiti che, pur appartenendo alla stessa coalizione nazionale, a Città di Castello hanno conosciuto stagioni di divisione.

Gli incontri, il confronto sui problemi della città, le prime iniziative organizzate insieme. Il percorso è partito da qui, senza particolari annunci. Adesso l’intenzione è quella di arrivare a un programma condiviso, prima ancora di affrontare il tema del candidato sindaco.

Una prospettiva che potrebbe aprire anche a quelle realtà civiche e politiche che, riconoscendosi nei valori del centrodestra, vogliano contribuire alla costruzione di un progetto per Città di Castello. Non una semplice somma di sigle, dunque, ma un confronto sui contenuti.

D’altra parte si parla della quarta città dell’Umbria, di un territorio che ha sempre espresso un potenziale importante sul piano imprenditoriale, economico, artistico e culturale, ma che continua a interrogarsi sul proprio peso nelle scelte regionali. Anche da questa considerazione parte il ragionamento dei tre rappresentanti politici.

Francesco Algieri Rignanese, cominciamo dalla questione che per anni ha accompagnato il centrodestra di Città di Castello. Stavolta siete davvero uniti?

«Direi proprio di sì. Credo che oggi l’unità del centrodestra sia una necessità politica, oltre che una questione di serietà. Quando sono stato eletto coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, nel gennaio 2025, abbiamo indicato fin da subito questa strada. E devo dire che abbiamo trovato la stessa disponibilità negli altri partiti. Ci siamo dati un metodo di lavoro preciso: confrontarci sui problemi, trovare una sintesi e cercare di avanzare proposte serie e concrete. È questo il percorso che stiamo portando avanti».

Tommaso Campagni, però in città c’è ancora chi non crede a questa unità. Si dice che tra voi le differenze siano molte e che, alla fine, trovare un accordo sarà difficile.

«Le differenze ci sono ed è normale che sia così. Ognuno di noi rappresenta un partito, con le proprie idee e la propria identità. Ma questo non significa che non si possa lavorare insieme. Noi ci incontriamo da oltre un anno, discutiamo, organizziamo iniziative comuni. Se siamo qui tutti e tre è perché crediamo in quello che stiamo facendo. Abbiamo scelto di lavorare senza troppo clamore, perché il punto non è far vedere continuamente che il centrodestra è unito. Il punto è Città di Castello, una città che ha problemi importanti e che, secondo noi, ha bisogno di un cambiamento vero».

Giorgio Baglioni, qualcosa di questo lavoro comincia a vedersi anche all’esterno. Penso ai gazebo organizzati insieme, una novità per la politica tifernate.

«Sì, nella storia recente del centrodestra cittadino non ricordo iniziative di questo tipo. Abbiamo cominciato con la raccolta firme contro l’aumento delle imposte regionali, poi siamo passati al questionario sui servizi ambientali, sulla Tari e sul futuro della discarica di Belladanza. La risposta è stata interessante. Abbiamo incontrato anche persone che ci hanno detto apertamente di non votarci, ma che hanno comunque voluto partecipare e farci conoscere la loro opinione. Questo per noi conta molto. Significa che ci sono questioni sulle quali i cittadini vogliono essere ascoltati, indipendentemente dalle appartenenze politiche».

Francesco, torniamo a quando avete iniziato a incontrarvi. Non deve essere stato semplice ricostruire un rapporto dopo quanto accaduto negli anni precedenti.

«In realtà non credo che qualcuno ci abbia affidato questo compito. Ce lo siamo presi noi. Abbiamo ritenuto che fosse necessario riportare il dialogo tra le forze del centrodestra al centro del lavoro politico. Ci siamo trovati d’accordo su un metodo e abbiamo cominciato da lì. Non significa essere sempre della stessa opinione, ma avere la volontà di confrontarsi e arrivare, quando possibile, a una posizione comune. È una questione di responsabilità verso la città».

Tommaso, il vostro lavoro sembra guardare oltre l’accordo tra tre partiti. Per governare Città di Castello serviranno persone, competenze e una squadra. Ci state già pensando?

«Certamente. Il progetto che abbiamo in mente vuole essere ampio, inclusivo e partecipativo. Credo che oggi serva soprattutto ascoltare. Non possiamo pensare di avere tutte le risposte, ma possiamo confrontarci con chi conosce i problemi e ha qualcosa da proporre. Noi stiamo già lavorando su diversi temi, dalla sicurezza alla gestione dei rifiuti, dalla riqualificazione del centro storico al turismo. L’obiettivo è costruire una proposta credibile, che non si limiti alla critica di quello che viene fatto dall’attuale amministrazione».

Giorgio, quanto è difficile trovare persone disposte a metterci la faccia? Perché amministrare una città come Città di Castello non è una passeggiata.

«È difficile, inutile nasconderlo. Oggi c’è molta disaffezione verso la politica e convincere le persone a impegnarsi non è semplice. Però ci sono anche cittadini che hanno voglia di dare una mano e di contribuire a cambiare le cose. Noi stiamo lavorando per costruire una squadra preparata, che conosca i problemi e sappia affrontarli. Ci vuole tempo, e proprio per questo abbiamo iniziato a lavorarci con anticipo. Anche il rapporto che si è creato tra di noi è importante. Una coalizione deve avere un programma, ma deve anche essere composta da persone capaci di lavorare insieme».

Francesco, siete tre rappresentanti relativamente giovani. Può essere proprio questo ricambio generazionale ad aver favorito un dialogo che in passato sembrava così complicato?

«Non penso che essere giovani sia automaticamente un merito. La politica deve parlare con i giovani, non parlare soltanto dei giovani. È importante che le nuove generazioni trovino spazio e abbiano la possibilità di portare idee, ma non bisogna neppure pensare di cancellare tutto quello che è stato fatto prima. L’esperienza ha un valore. Quello che dobbiamo fare è riuscire a coinvolgere persone nuove, farle appassionare alla politica e creare le condizioni perché possano impegnarsi concretamente».

Giorgio, veniamo alla città. Il centrosinistra è alla guida di Città di Castello da decenni. Negli ultimi cinque anni sono arrivati finanziamenti importanti, soprattutto con il PNRR. Qual è il vostro giudizio sul lavoro dell’amministrazione Secondi?

«Che i finanziamenti siano arrivati è vero, nessuno lo mette in dubbio. Il problema, secondo noi, è capire che cosa rimarrà davvero alla città. Abbiamo visto tanti progetti, ma non sempre collegati tra loro da una visione complessiva. Alcuni interventi hanno incontrato difficoltà, altri non sono ancora arrivati a conclusione. Penso, ad esempio, alla vicenda della scuola Dante Alighieri. La nostra impressione è che si sia puntato molto sulla quantità dei finanziamenti ottenuti, senza riuscire sempre a trasformarli in interventi coerenti tra loro. Forse sarebbe stato meglio fare qualcosa in meno, ma farlo meglio».

Francesco, quando incontrate le persone in piazza, che cosa vi raccontano? Qual è la sensazione che avete della Città di Castello di oggi?

«Quello che percepisco è una certa stanchezza nei confronti dell’attuale amministrazione e, più in generale, del centrosinistra. C’è la sensazione che si sia esaurita la capacità di proporre una visione nuova della città. Naturalmente parlo di quello che raccolgo nei nostri incontri, non pretendo di rappresentare il pensiero di tutti. Però il disagio c’è. E c’è anche una difficoltà, soprattutto tra i giovani, a interessarsi alla politica. Credo che questa sia una delle sfide che dobbiamo affrontare. Città di Castello deve riuscire a costruirsi un futuro e per farlo ha bisogno anche dell’impegno delle nuove generazioni».

Tommaso, nelle ultime settimane il confronto politico si è concentrato soprattutto su Sogepu, sul piano industriale e sul futuro della discarica di Belladanza. Che cosa vi preoccupa maggiormente?

«La mancanza di risposte chiare. Nell’ultimo Consiglio comunale abbiamo discusso delle nomine di Sogepu, del piano industriale e della discarica. Parliamo della principale società partecipata del Comune, con un peso importante sul bilancio dell’ente. Prima ci era stato detto che il piano industriale doveva essere aggiornato, adesso che bisognerà predisporne uno nuovo, attendendo la pianificazione regionale sui rifiuti. Ma intanto il tempo passa. E su Belladanza abbiamo ascoltato il sindaco dichiarare di essere personalmente contrario all’ampliamento. Bene, ma noi chiediamo quale sia la posizione dell’amministrazione comunale. Su questioni così importanti non possono esserci ambiguità».

C’è poi il rapporto con la Regione. Le scelte della giunta Proietti, soprattutto sui rifiuti, avranno conseguenze anche per Città di Castello.

«È proprio questo il punto. Noi continuiamo a chiedere quale sia l’alternativa al termovalorizzatore. La Regione ha espresso la propria contrarietà, ma sul resto non vediamo ancora una proposta sufficientemente chiara. Si è parlato di un forte potenziamento della raccolta differenziata, poi del combustibile solido secondario. Sono scelte complesse, che meritano approfondimenti. Il tema riguarda il futuro della gestione dei rifiuti, ma anche i costi per le imprese e per le famiglie. Non possiamo limitarci a dire quello che non vogliamo fare. Bisogna spiegare quello che si intende fare».

Giorgio, vi siete assunti un impegno importante. Se il centrodestra vuole proporsi come alternativa, deve convincere i cittadini di essere pronto anche ad amministrare.

«Ne siamo consapevoli. Città di Castello è una realtà complessa e non si può pensare di affrontare una sfida del genere improvvisando. Proprio per questo vogliamo arrivare preparati, con una squadra e con persone che conoscano le questioni da affrontare. È un lavoro impegnativo, che abbiamo iniziato e che continueremo nei prossimi mesi. Non ci tiriamo indietro».

Dalla puntata di Cronache dal Palazzo emerge dunque un centrodestra che prova a lasciarsi alle spalle le divisioni degli anni passati. I tre segretari non nascondono le difficoltà, ma rivendicano il metodo adottato: incontrarsi, discutere e lavorare insieme, senza attendere l’avvicinarsi delle elezioni.

Resta naturalmente molto da fare. Il programma è ancora da costruire nei suoi contenuti, la squadra dovrà essere completata e il tema del candidato sindaco prima o poi entrerà inevitabilmente nel confronto. Ma almeno su un punto Algieri Rignanese, Campagni e Baglioni sembrano avere le idee chiare: non vogliono ripetere gli errori del passato.

C’è poi una prospettiva politica che merita attenzione. Quella di un cantiere aperto alle realtà civiche e alle altre forze politiche che, partendo dai valori del centrodestra, vogliano contribuire alla stesura di un programma per Città di Castello. Un documento da costruire insieme, mettendo sul tavolo i problemi e le possibilità di sviluppo di un territorio che ha molto da offrire, ma che spesso fatica a trovare il peso che gli spetterebbe nelle politiche regionali.

Il punto, del resto, non è soltanto cambiare amministrazione. È capire quale ruolo Città di Castello voglia avere nei prossimi anni. Una città con imprese importanti, un patrimonio artistico e culturale di valore, un centro storico e tante frazioni che chiedono attenzione. Una realtà che non può permettersi di restare ai margini delle decisioni che riguardano il futuro dell’Umbria.

L’unità dei tre partiti è un primo passaggio. Adesso bisognerà vedere come questo lavoro prenderà forma, quali contenuti avrà il programma e chi sarà disposto a partecipare.

Perché presentarsi insieme alle elezioni è una cosa. Costruire una proposta capace di amministrare Città di Castello è un’altra. Ed è su questo che il centrodestra sarà chiamato a misurarsi.

Michele Tanzi – Primo Piano Notizie

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